
E' una cosa così strana, ma c'è a volte un momento in cui ti sembra che la sofferenza e il senso di insoddisfazione che ti hanno gravato sulla testa per mesi siano stati una cosa insignificante, senza valore e che averli presi in considerazione sia stato anche una spreco di tempo.
E' un momento così raro, ma vorrei provarlo tutti i giorni. Un momento in cui vorresti piangere dalla gioia e dire "Ne vale la pena, tutto questo casino che chiamano vita". Il fatto è che dura un momento e un secondo dopo ne è rimasta soltanto una flebile eco e non ti ricordi più nemmeno perché ti è sembrato che ne valesse la pena.
E' stupido, è infantile, è da pazzi, lo so; ma vedere qualcosa che viene creato piano piano, ed esserne in qualche lontano modo parte, è una cosa che mi ha riempito di una gioia esuberante. Per favore non ditemi quanto poco valga un momento del genere nel mondo delle cose concrete; non mi interessa. Vorrei che durasse per sempre, questo strano senso di vita che sento.
E' che davvero, dell'autocoscienza non so che farmene. Non posso venderla? Non posso dimenticare il fatto che esisto e vivere? Semplicemente vivere. Non mi sembra una richiesta così grande. Vivere, vivere e basta, senza dovermi preoccupare dell'ieri, dell'oggi e del domani, senza dover costantemente sapere che sono un essere umano, che appartengo ad una specie fondamentalmente inetta a vivere secondo norme di comportamento tollerabili, che per quanto io possa dannarmi non potrò mai conoscere. Per favore, per favore, datemi una pillola che cancelli la mia autocoscienza e mi permetta di vivere nella beatitudine assoluta.
How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Allora, la questione è questa.
C'è un leccio fuori dalla finestra della mia classe, c'è un bellissimo leccio, alto minimo (!) 10 metri, una creatura meravigliosa, che con la fotosintesi ci consente la vita, ed è meraviglioso pensare come sia cresciuto da una sola piiiiccola ghianda, così stupendo da lasciarci incantati. Insomma, proprio un amore di leccio. Così bello che tra un po' Mr. Biologia e Mr. Filosofia fanno a gara per chi lo loda di più. Una specie di rivalità per conquistare l'amore di quella creatura bellissima dalla chioma verde e folta.
E scoprire che, dopo tutto, IL leccio (sì, perché qui sembra che esista solo quel leccio, e che sia una specie di punto cardinale nella vita di ogni persona) è il pensiero principale nella mente di quei due - e chi sa di quanti altri -, è abbastanza, molto sconvolgente.
Delirio lucido in atto. Ho già bisogno di una pausa dalla scuola, ne ho veramente bisogno. Quando arriva Natale?
Oggi è ricominciata la scuola. Certo che fa un certo effetto. Il triennio, a pensare al fatto che ho appena iniziato il triennio mi viene da dire: Oddio, questo è un passo avanti verso il futuro. E un po' spaventa, ma in fondo il sentimento più forte è quello misto tra un senso di conquista e di gioia. Perché sì, io voglio andarmene da qui, voglio rompere questo guscio e sentirmi in qualche modo con i piedi su una strada totalmente mia. E sono soltanto una liceale di provincia, in fondo. E un post totalmente euforico e un po' annoiato dopo il mio primo giorno al trienno potete anche concedermelo. E' che davvero, in una giornata come questa ci sono così tante cose tutte insieme che non saprei proprio da dove partire. Lascio stare i professori (sì, una volta tanto mi è capitato un professore uomo, è una cosa veramente insolita) e comincio subito da tutto il resto.
Tutto il resto sono io che sono euforica nonostante non ci sia niente per cui esserlo, eppure a me sembra tutto più bello in quel posto nel momento in cui ogni anno ci metto piede per la prima volta. Una classe nuova, e le stesse persone di sempre. C'è Federica che come sempre è piena di aspettative per tutto, anche se alla fine è niente, ed è più euforica di me e mi contagia di buon umore. C'è il Fede, che è la prima persona che incontro nei corridoi dopo aver messo lo zaino sul banco (che è il solito banco di sempre, quello al muro lontano dalle finestre, in terza fila). E il Fede ha la sua solita felpa degli Iron Maiden e sta andando fuori a fumare e mi dice qualcosa a proposito della piccionaia e della sua nuova classe e tutto questo mi riporta a due anni fa e mi sembra ieri, eppure non è ieri; è stato due anni fa che mi sentivo una primina fortunata ad aver trovato due amici come Ame e Fede, e oggi questo senso di fortuna era così intenso che faceva quasi male, questa consapevolezza di avere il loro affetto da già due anni è stata una rivelazione oggi, e mi ha reso felice. Almeno finché non è subito arrivato il pensiero che l'anno prossimo non ci saranno più le ricreazioni fuori con loro, a parlare di musica e film e concerti e scuola e solfeggio e a vederli fumare - ehssì anche Ame si è convertito al tabacco - e star bene, semplicemente perché con le persone a cui si vuol bene si sta bene. E il bene a cui voglio a loro due non si esprime a parole: soltanto a vedermi in mezzo a loro ridendo e scherzando si può avere un'idea di che cosa valga per me la loro amicizia. E continuerei a parlarne per ore, perché è l'amicizia più bella che poteva capitarmi. Ma questo post è sul mio primo giorno di scuola, non facciamolo diventare un post sull'amicizia tra me Ame e Fede. (Solo un'altra cosa: è impressionante come io e Ame abbiamo in comune un percorso molto simile, e ancora continuiamo ad avere progetti sullo stesso ramo del bivio. E' davvero impressionante.) Beh, digressioni a parte, è stato un bel rientro, tranne che nell'ora di Inglese in cui avrei infilato la direzione della finestra molto più che allegramente, ma direi che un momento di disperazione mi si possa anche concedere, tuttosommato. Specialmente se passa veloce, ed io torno a vedere soltanto il positivo di questa giornata. Ma sul bus, vedendo che quasi tutti i tuoi amici stanno tornando a casa con moto e auto, come puoi non sentire il bisogno di prendere la maturità quest'anno, per poter andare a inseguire ricreazioni universitarie che sappiano almeno un po' di queste da liceali?
{edit}E sono un po' grafomane, ma questa proprio devo scriverla. La tristezza e la nostalgia per qualcosa che ancora c'è e che ci sarà ancora fino a Giugno se ne vanno via veloci dopo la conversazione di poco fa con Gabri, e sto già un po' meglio. Davvero, mi ci voleva proprio. Dovrebbe esserci sempre qualcuno che arriva al momento giusto e ti consente di vedere tutto con una dose di ottimismo in più. Per fortuna stasera lui è arrivato, e posso concludere dicendo che questa giornata non poteva andar meglio. C'è davvero tutto, e un anno così non posso perdermelo a pensare a cosa accadrà dopo.{/edit}
Ieri sono andata a vedere con Sara il film I'm not there - tradotto in italiano con il titolo "Io non sono qui" (ma there non significava lì, là? ah, le traduzioni) -, che mi ha piuttosto colpita. Premetto che io non conosco la vita di Bob Dylan, tranne per quel poco che ho letto stamattina su Onda Rock in cerca di informazioni, dato che questo film non si può proprio definire una 'classica biografia'. Comunque, tranne alcuni momenti in cui mi è sembrato piuttosto lungo, mi è piaciuto. Ho trovato nient'altro che geniale l'idea di più personaggi per raccontare una storia come quella di Dylan, la cui vita, privata e di musicista, è composta di momenti che sembra quasi impossibile possano appartenere alla vita di una sola persona. Insomma, una specie di puzzle i cui pezzi sembrano non volersi incastrare tra loro. L'abile regista riesce comunque a mescolare queste singole storie e frammenti permettendo allo spettatore di sentire, alla fine, che in fondo tutti i personaggi sono uno solo: Bob Dylan. Le canzoni sono meravigliose e del resto non ci si poteva aspettare diversamente. La scelta degli attori, tutti validi, raggiunge secondo me l'apice nel ruolo della cantante androgina interpretata da Cate Blanchett, che si rivela ancora una volta la grandissima attrice che è e che rimane, per me, il personaggio più incisivo di tutto il film. Bello, un otto se lo merita tutto.
E' per il fatto che ho sedici anni e vorrei averne almeno diciotto.
E' per il fatto che ascolto i Beatles e un sacco di altri gruppi che adesso non ci sono più.
E' per il fatto che pur non mancandomi l'autostima mi sembra sempre di aver fatto l'abbonamento al Circolo dei Pugni di Sabbia.
E' per il fatto che mi sembra di rimanere sempre indietro, di essere sempre come una sorellina minore che inevitabilmente deve fare i conti con la sua età anagrafica e quindi separarsi dai suoi fratelli e sorelle maggiori. Inevitabilmente.
E' per il fatto che lotto con un senso di mancanza di affetto costantemente.
E' per il fatto che questa mancanza non mi sembra mai colmata.
E' che vorrei davvero essere come tutti si aspettano, ma proprio non ce la faccio.
E' che questo post lo sto già odiando perché mi sento stupida a scrivere certe cose e andrà a finire che lo cancellerò.
E' che scrivo post su me stessa e non vorrei.
E' che iniziare il triennio mi fa pensare al futuro e ho paura.
E' che allo stesso tempo non vedo l'ora di smettere di essere una liceale e andarmene da qui.
E' che mi sono innamorata della Toscana, proprio nel momento in cui volevo cominciare a pensare ad un futuro lontano da qui.
E' che ho paura dei legami.
E' che ho voglia di legami.
E' per il fatto che guardo vecchi film e non ne ho mai abbastanza.
E' che ho voglia di viaggiare, che non mi sembra di saperne mai abbastanza.
E' per il fatto che non so più dove questo post sta andando, e forse è meglio finirla qui.
The wild and windy night the rain washed away,
Has left a pool of tears crying for the day.
Why leave me standing here, let me know the way.
{edit dell'ultima ora}Eppure è strano, ma ogni volta - o quasi - che ho un periodo di totale malinconia et paura et delirio c'è sempre qualcosa, un minuscolo qualcosa che mi impedisce di pensare che sia tutto completamente da buttare. Magari sono soltanto una giovane sciocchina, ma davvero, un abbraccio da un omino a cui voglio un bene dell'anima, un bene totalmente sincero e senza sotterfugi, può far miracoli. Specialmente se totalmente inaspettato. Ah Amicizia, quanta nobiltà in questa piccola parola. Sparisco, torno domani per una sottospecie di recensione del film che ho visto ieri con Sarì.{/edit}