
Dover uscire in questo modo, star fuori, sorridere, anche solo l'atto di camminare mi sembra difficile, stretta nel mio cappotto nero che mi piace tanto, ma che sembra coperto anch'esso da un alone grigio scuro. Mi sono sempre ritenuta una ragazza abbastanza in gamba, un po' fuori dalle righe, appena appena un po', in tante, tutte le cose. Mi sono sentita anche bella, un pochino, non tanto, ma appena appena carina sì. Ho sempre pensato di non essere la peggiore persona sulla terra, ecco. Però sere come quella di ieri, che passano per un miracolo quasi divino e che finiscono per una grazia superiore, mentre la mia mente è letteralmente tagliata a pezzetti dai ricordi e dal dolore per sbagli che forse non mi perdonerò mai, ecco sere come quella di ieri mi fanno pensare che mi sono sempre sbagliata su me stessa. E che forse io sono tra le peggiori persone di questa terra. E alla fine mi dico che m'importa che m'importa, tanto la vita va avanti, i giorni scorrono più veloci delle pubblicità e degli alberi lungo un'autostrada, gli eventi arrivano e se ne vanno senza far rumore, l'esistenza non è poi così pesante vista in quest'ottica. Ma perché allora mi basta un abbraccio, una telefonata, un sms, un gesto pur se piccolo, anche un vecchio post che parla di cose passate e ormai perdute nel mio animo, bastano a risvegliare un misto di sofferenza, senso di impotenza e odio verso me stessa? Mi sembra di aver buttato via sedici anni, continuando a fare scelte sbagliate o a pensare che la vita mette a posto tutto da sé, che basta fare le cose senza pensare, così, allegramente, prendendo tutto per gioco, e allora puff! questa strana cosa antropomorfa chiamata Vita farà tutto il resto e mi regalerà una villa nel Kent con un grande giardino e una allegra famigliola felice. Già certo. Che imbecille completa. Ci manca soltanto che mi complico ulteriormente la vita infilandomi in carpineti da cui uscire completamente e ulteriormente distrutta mentalmente. Bisogna essere proprio imbecilli. Ho voglia di suonare, tanta tanta voglia di perdermi in mezzo alle note di una canzone.
E ho voglia di andare venerdì a sentir parlare quell'omino di Faber per arrivare poi a parlare di tutto e sentire le sue opinioni e rimanere affascinata e colpita dalle infinite cose che non so e non conosco, ridere con Sara e non pensare a niente. Dimenticare chi sono e che esisto e far finta che tutto vada bene. Perché mi sembra di aver così poco, così poche persone che realmente tengono a me, che tutto sommato mi chiedo perché mi ostini tanto a parlar di me stessa. Senza certezze e senza appigli. Un mio amico sul suo blog ha scritto che convincersi di essere sicuri non serve, e forse ha ragione lui.
Ma perché ho così tanta paura che qualcuno che conosco nella vita di tutti i giorni possa arrivare a dileggere queste (insulse) pagine? In fin dei conti non c'è scritto niente di che. E poi rivelare a qualcuno le proprio emozioni e i propri stati d'animo non è niente di così strano. No, nemmeno lontamente strano. Ah, ma io son specializzata per voler mostrare una me che non esiste. Quella forte sicura e intraprendente.
Che in realtà non è sicura di niente e non è fragile ed è riservata. Eh vabì.
Bah, per il resto, che dire?! Il fatto che io provi a stare meglio e voglia che ciò accada e presto mi sembra un segno positivo. Ma a volte mi vengono in mente quelle strane idee che non avevo più da un po' e vedo ancora tutto attraverso la lente dell'insofferenza che ho per me stessa. Ed ho ancora, a volte, la sensazione che tutto sia così reale, fin troppo reale, e in quei momenti ho quella paura distillata che mi manderà al manicomio. Ma del resto al manicomio ci dovrei andare più o meno sempre =D Se no non si spiega il fatto che ieri sono riuscita a dimenticarmi di scendere dall'autobus! Ma come si fa?!?!?! Ok che stavo parlando con Nicco di Msn e roba varia ed ero presa dall'argomento perché la materia modestamente(!) mi compete (=D), però non mi era mai successo di guardare dal finestrino dell'autobus e realizzare che la mia fermata era appena passata. Domani mi interroga a Fisica sicuramente, ho preso sette al disegno di story of the art (sìsì lo so che non si dice in inglese) cosa che è un miracolo date le mie (inesistenti) doti di pittrice e poi non so cos'altro aggiungere tranne che vado a suonare la mia Fenderina Stratocaster così tra due sabati Gianni la smetterà di guardarmi ansiosamente per paura che mi scordi gli accordi dei pezzi, Sweet Child O' Mine soprattutto.
Detto tra noi (?) l'iTunes della sottoscritta sta diventando un po' miserrimo. Si accettano suggerimenti di ogni tipo per nuove canzoni - esclusi Tokio HotelLI e TizianI FerrI vari =D.
Da oggi provo con tutta me stessa a perdonarmi. Provo con tutta me stessa a smetterla di odiarmi e di vivere piena di sensi di colpa. Avanti così non posso andare, è ovvio, perciò ci provo. Con tutta me stessa. So che non sarà facile, lo so perché mille altre volte da quasi un anno cerco di ripetermi che devo superare questo momento, che devo smetterla di piangermi addosso. E' che certe ferite forse faranno male per sempre, soprattutto se te le sei procurate con le tue stesse mani, ma voglio provare a non sentirmi più colpevole, perché anche se effettivamente la colpa è soltanto mia per questa sofferenza, so che per vivere davvero e non semplicemente esistere devo liberarmi di questo fardello e riprovare a mettere un mattoncino sull'altro, piano piano e senza pretese, nella speranza di ricostruirmi lentamente e senza crepacci nei muri. Sento che sarà dura, durissima, ma voglio farcela.
Intanto mi concentro sulle cose che ho, e provo a smetterla di concentrare sempre l'attenzione su di me. Riempirmi di idee, progetti, voglie, speranze. Riempire la mia vita di piccole cosa che la rendano importante, cancellando gli errori del passato. Voglio perdonarmi, perché oggi capisco davvero e pienamente i miei errori e la mia stupidità, e non ripeterò mai più gli stessi sbagli. Ho imparato, e sono cresciuta. Ho maturato una nuova idea di tutto questo. Sono cambiata. E voglio farcela. Buttarmi alle spalle tutta questa sofferenza, ecco quello che voglio. Voglio vivere innamorandomi della vita. Di tutto. E per una volta non dico che voglio ricominciare da zero. Ricomincio esattamente da qui. Anzi no, non ricomincio. Riparto, riprendo a camminare esattamente oggi, dopo una sosta dovuta ad una caduta che ha fatto molti danni. Come nelle metafore più banali che tanto non sopporto, son caduta e mi rialzo, per tornare a camminare, non a correre, semplicemente a camminare. E ho voglia di arrivar lontano e di esserne felice. Scaccio via le paure, le nascondo sotto il cappotto, per non scordarmi mai dei miei limiti, ma facendo forza su me stessa con determinazione. Sono determinata ad esser felice, a non cadere più nella stessa trappola delle mie debolezze. Ce ne saranno altre, lo so, ma questa che sto provando a superare non mi fa più paura.