
Ogni anno ci si aspetta sempre che le cose cambino. Che arrivi l'anno nuovo e porti via tutto, che la scritta Gennaio sul calendario cancelli tutti i dolori dell'anno precedente e che porti una ventata di gioia attesa, anzi disperatamente cercata, che tutti gli errori e le cantonate si dissolvano dalla mente nostra e degli altri, portando solo cambiamenti positivi. Ma personalmente odio le convenzioni e a maggior ragione odio 'l'ultimo dell'anno' e 'capodanno', due giorni totalmente insulsi che mi fanno stare soltanto peggio. Odio fare progetti a lungo termine, odio proiettarmi in un futuro, che lo immagini bello o brutto non importa, perché alla fine il futuro non è maimaimai minimamente uguale al nostro pensiero. E le parole che avrei voluto dire dieci cento mille volte forse stanotte sfumeranno del tutto o si esploderanno a mezz'aria come bolle di sapone, come un desiderio troppo a lungo represso.
E quindi buon anno, sulle note di Back to life. Senza propositi, né buoni né cattivi, chiusa nel mio scetticismo/pessimismo/fatalismo, piegata sulle pagine di un libro di filosofia che ad ogni parola accentua il mio senso di solitudine - perché non so com'è, ma io la filosofia la sento così viva -, vado un passo più avanti verso questo baratro di disperazione che ormai mi sta risucchiando. Non so che mi succede, ma così neri i giorni non mi erano mai sembrati e il domani così buio e infelice.
A chi in questo momento sta ascoltando una canzone di Natale.
A chi la sta anche canticchiando, magari in compagnia di qualcun'altro.
A chi sa emozionarsi ancora la mattina di Natale guardando l'albero illuminato.
A chi oggi ha riso forte.
A chi ha passato la giornata a giocare a tombola con i parenti.
A chi oggi ha pianto.
A chi oggi è stato solo.
A chi vorrebbe cancellare tutte le feste dal calendario.
A chi ha ricevuto almeno un regalo davvero desiderato.
A chi è stato reso felice dal regalo di un amico, perché ha scoperto di non essere solo.
A chi oggi ha provato vera gioia nel sentirsi amato.
A chi ha detto addio alla banalità.
A chi vorrebbe dimenticare tutto e ricominciare da capo.
A chi non crede nella scaramanzia.
A chi sa lottare per sé e per chi ama.
A chi non si è arreso.
A chi è innamorato, corrisposto oppure no.
A chi ha il coraggio di mettersi in gioco.
A chi non ha paura dei propri sentimenti.
A chi sa vivere le proprie emozioni.
A chi almeno una volta avrebbe voluto fuggire via.
A chi ce l'ha fatta.
A chi ce la farà.
A chi non ce l'ha fatta.
A chi ha sbagliato e ha imparato.
A chi sa essere sincero.
A chi sa essere un amico.
BUON NATALE.
Per chi ancora è un po' romantico e trova che una festa come questa non può lasciare indifferenti.
Ci sono io stretta nel mio cappotto nero a vita alta che piace un po' a tutti, con la sciarpa tirata fin sotto al naso che mi appiccica al rossetto pallido appena steso sulla labbra frettolosamente, prima di scendere dalla macchina; io, che cammino svelta con le mie ballerine rosse che mi fanno sentire tutto il freddo di questo diciotto dicembre sui piedi, con i manici della custodia della mia Fender color cioccolato bianco nella mano destra e la mano sinistra stretta sotto la manica del cappotto, io che apro la porta della scula di musica e finalmente sento il calore leggero del riscaldamento che comincia a sciogliermi. Cammino lungo il corridoio e li vedo, Gabri e Gabri, Federico Andrea Pippo e gli altri. Sorrido. Sì, sono contenta. Già un po' tesa, ma già contenta di poter passare una serata così. Ho i capelli sciolti e puliti, profumano e il loro odore si mescola al mio profumo, all'odore del fondotinta e a quello del sapone al caramello preso da Lush a Milano. Affido la chitarra a Gabri che gentilissimo me la porta nella stanzina di chitarra e corro a recuperare l'amplificatore che ho ancora nella macchina di mamma che mi sta aspettando fuori. Lo prendo, saluto mamma e torno dentro. E c'è tensione, c'è tanta coglia di musica e di palco, c'è voglia di sentire l'adrenalina salire e la gola seccarsi, le dita tremare e accendersi sul manico della chitarra. C'è voglia di sentirsi una cosa sola con la melodia e c'è voglia di star bene. E chi non l'ha vissuto NON PUO' capire che significa, che quando sei sul palco o alle prove o semplicemente a lezione o chiuso nella tua stanza e suoni e sei circondato da chi con te sta costruendo qualcosa per il puro piacere di farlo il mondo e i tuoi casini e i tuoi problemi non contano più niente, anzi non esistono neanche più. E poi non importa se scendi da quel palco deluso perché non sei riuscito a dimostrare ciò che sai fare, non importa, perché mentre eri lì sopra hai avuto il tuo delirio di piccola onnipotenza e tanto basta.
Saggio di Natale 2007, ieri sera alla mia adorata scuola di musica. E' il terzo e Dio quanto tempo è passato da quando cantavo con Ame e il Fede "è Natale che bello siamo tutti amici". E forse è passato invano, perché forse non è cambiata la mia vita e non sono cambiata io. Però tutto è cambiato eppure niente mi pare diverso. Piacevolissima serata, esibizione buona se non molto buona, perché alla fine chissenefrega se abbiam fatto i nostri piccoli errori, A NOI NON CE NE FREGA NIENTE!, come direbbe un certo omino, farli è bello se rischi di metterti quasi a ridere sul palco nel bel mezzo dell'esibizione. E seduti su quelle sedioline di legno ascoltando i bambini del pianoforte e del violino è bello girarsi indietro e parlare e ridere e fare le figure perché stiamo facendo casino e i genitori dei nanetti musicanti s'incazzano. E le occhiate gli sguardi le risate la complicità i bacini di saluto sulle guance l'imbarazzo la gioia l'emozione è tutto quello che rimane di una serata così. La malinconia, anche, il desiderio che non finisca mai questa stagione di vita, la voglia di veder crescere queste emozioni, fino a scoppiare, a implodere, a esplodere.
E che gioia inesprimibile vedere Ame e il Fede arrivare per ascoltare me e il mio gruppo e i Six, quant'è bello gioire per queste piccole cose. E mi sembra quasi che tutto quello che ho sempre voluto raggiungere fin dagli undici anni sia una bolla di sapone rispetto a questi momenti insignificanti per il mondo ma preziosi più dell'oro per me. E vi vorrei qui a leggere queste parole, e forse ci verreste ogni tanto, se io non fossi così idiota da volermi sempre nascondere da tutto e da tutti, da vergognarmi di provare emozioni e sentimenti e di essermi affezionata a voi, tutti compresi nessuno escluso. E oggi dopo l'ultima lezione prima delle vacanze di Natale mi è preso un po' male uscendo dalla scuola di musica. E mi sento un po' idiota, ma quel posto è proprio importante.
Ho ancora i brividi per aver ascoltato Back to Life e Tears in Heaven ieri sera.
An even if I try the harder to go on, to get over this disease, I'm finally reaching the conclusion that no, no, I will never get better. Things are just going on the same way, that is they go the way they want, because I'm totally unable to take any decision or maybe it's just that I'm afraid of doing anything I suppose to be right because in the past it has always proved to be disastrous. I'm keeping on believing - or acting to believe, it's more correct - in false instants of false happiness, even when I perfectly know what was going on: it seems like I prefer creating ersatz of joy instead of building my life and shaping it the best I can. And I'm even giving up studing! And that's incredible because I've never been so "sensitive" to let anything penetrate my thoughts and prevent me from concentrating on books. Incredible. I'm breaking up in two.
Una canzone a breve.