
Come sei bella sotto il sole d'inverno. Come sei bella, mia gioia, quando il vento freddo spettina le tue mille facce in un istante solo. Come sei meravigliosa, creatura, quando il mondo sorride anche a me. Sì, Londra, sei stupenda anche con le nuvole grigie nel tuo cielo. Anzi di più, perché il cielo azzurro-grigio è quello che più ti dona, quello che fa risaltare i tuoi colori, quello ti trucca nel modo migliore e fa brillare lo splendore che sei.
E vorrei già tornare, tornare per continuare ad assaporare con gusto questa gita che è stata orribile sotto tanti aspetti, in cui come una miscela esplosiva la mia classe ha tirato fuori odi e rancori, in cui non c'è stato un momento in cui non abbiamo litigato, in cui ho avuto un unico momento di rabbia irrazionale che non avevo da secoli, forse da una vita, in cui lo sporco si moltiplicava, in cui non c'è stato né cibo né sonno. Eppure vorrei tornare, tornare soltanto per la tua maestosa grazia. Per Piccadilly Circus illuminata la notte, per quell'albero frondoso che di foglie non ne ha più ora che è Febbraio, per il Globe, che per la terza e indimenticabile ho visitato, come una routine, come una tappa sacra, con l'emozione della prima volta. Vorrei tornare per me stessa, che camminando sul Millenium Bridge, o guardando le acque verdi come un cd degli Yes del Tamigi, penso a questa vita e per la prima volta da un anno e poco più mi sento serena e sicura, mi sento rilassata, mi sento BENE, e anche bella perché no. Mi sento felice, mi sento unica. E vorrei non andarmene mai più. Girare per South Kensington di nuovo, vedere i fiori di St. James Park, svolazzare tra i corridoi della tube leggeramente e con tranquillità, certa di non sbagliare e confidando in me, sentendomi indipendente e in gamba, mi ha dato una spinta e una voglia di vivere fino in fondo ogni istante. E dipendeva solo e soltanto da me, non da qualcuno di fuori. Ed è per questo che Londra io la amo, perché lì mi sento a casa, lì sono me stessa e lì sono felice. Per questo anche le liti passano in secondo piano, per questo forse sono esplosa di rabbia. Perché sentire certe cattiverie mi avrebbe dato ai nervi in qualunque momento, ma più che mai lì, dove non dovrebbero assolutamente esistere. E mentre scrivo mi rendo conto che di fronte a quello che mi è toccato ascoltare avrei perso il controllo anche in qualunque altro momento, ma facciamo finta che sia stata colpa della città. Facciamo finta che sia Londra ad amplificare ogni emozione e non pensiamoci più, anche se il fatto di aver perso il controllo e di essere esplosa di rabbia bollente di fronte ad una cosa sì cattivissima quasi crudele ma che non mi riguardava affatto mi turba ancora.
Ma non mi interessa di nient'altro, se non di me e della mia gioia per aver rivisto quella che considero CASA da quando avevo tredici anni.
E domani Londra, domani finalmente a quest'ora sarò su un fottuto bus diretto a Pisa e non ci sarà più niente a cui pensare. Niente filosofia, che è diventata la mia valvola di sfogo, niente fisica, niente professoressa di matematica e fisica che amo et odio ma ultimamente odio più che amo, dato che tra le mille cose da preparare per questa gita nella terra Albione non ho più aperto nessuna delle sue due materie e non le sto più dietro. Niente. Niente prove per quattro giorni, niente chitarra, niente risate con i miei amici. E forse sto scoprendo un mondo a cui mi sono irrimediabilmente attaccata e questo mondo è nello stesso luogo dove vivo e spreco la mia esistenza e non in qualche altro posto e questo mi sorprende e agita e spaventa. Perché per la prima volta su tre (sìsìsìsìsì sarà la terza volta che rivedrò quella città che amo e per la terza volta tornerò a casa con un pezzettino in meno d'anima) parto per Londra con un po' di tristezza in tanta gioia, un po' di malinconia all'idea di rinunciare a qualcosa qui, seppur per qualche misero giorno. E' che Londra è casa per me, ho le sue strade stampate nella mente, e penso alla sua tube in cui giro svelta col passo dei Londoners, a Greenwich, al mio albero frondoso sulla Bankside, al white chocolate mocha, alla pioggia sottile che nemmeno la senti, ai semafori che funzionano, al Millennium Bridge, a South Kensington, alla Camden High, a quel mondo che per la prima volta vedo sotto la luce di un sole d'inverno, e la cosa mi emoziona da morire. Tante volte mi son chiesta qual era il suo colore sotto il cielo di Gennaio, o se le fronde del mio albero fossero ancora così rigogliose come a Luglio. E mi sembra un sogno. Sì è un sogno. Ogni volta mi sembra di recuperare qualcosa che ho perso, e ogni volta finisco col tornare svuotata, piena soltanto di un incolmabile vuoto che solo quella città lascia. L'altra volta ho commesso molti errori e non ho un buon ricordo di quella vacanza, nonostante Londra nonostante tutto. Ma stavolta sarà diversa: stavolta ci sono davvero solo io e la MIA città. Soltanto io e lei, come due vecchie amiche, come due vecchi amanti. E tutti gli altri, della mia classe e delle altre, non sono che un inutile brusio di sottofondo. Me l'ero detto quel pomeriggio sdraiata su un prato di Cambridge, che Londra è bellissima ma in due è più bella. Che quella città io vorrei condividerla con chi non l'ha mai assaporata come ho fatto io, con chi ancora non vede la meraviglia che si nasconde dietro ogni angolo. Anzi no, lì la meraviglia non si nasconde affatto, e non è dietro gli angoli: è proprio davanti agli occhi di tutti, quella meravigliosa meraviglia. Nemmeno stavolta la condividerò, no purtroppo no, ma io attendo ancora, e magari un giorno la condividerò con Te che chissà dove mi aspetti, Te che forse sei già nella mia vita o c'entrerai spero il prima possibile. Te che sei l'altra metà dell'androgino che ero. Ma adesso non ho tempo per pensare a questo: London's calling, e la sua chiamata è più forte di tutto il resto. Ed io di questa gita così inaspettata, così non chiesta ma subito adorata, sono entusiasta all'ennesima potenza. Sono un k che tende a infinito, sì, sono proprio il paramento di un'equazione e la mia astrattezza mi rende universale. Come un sorriso, come un'accordo, come un'idea.
C'è una strana gioia in me e ne ho paura. Ma non me ne voglio preoccupare adesso. Adesso esisto solo io, e Londra.
Oggi è il cosiddetto San Valentino e io litigo col Simposio di Platone. Litigo con la fisica che in realtà, umore permettendo, mi diverte anche; litigo con le mie mani e con la chitarra e mi perdo in una vecchia canzone di Morgan ascoltata su uno di quegli orribili canali musicali di Sky. E non ricordo più quando, ma so che di recente ho (ri)detto a me stessa che è finita, sì è finita e posso anche immolarmi a qualcosa che non c'è più, ma questo non farà tornare il tempo indietro, non cambierà le conseguenze di una scelta irrazionale e stupida. Perché tutto sommato nell'irrazionalità io sono fermamente convinta che ogni tanto vengano generati pensieri talvolta molto superiori ai grandi ragionamenti razionali. Ma nella mia irrazionalità di allora non c'era niente di superiore, anzi tutt'altro. E quindi litigo con me stessa e con tutto e mi sento morire d'irritazione quando ho vicino a me quelle che avevo creduto mie amiche sincere, mi sento salire su la rabbia quando ascolto le solite ipocrisie, mi sento mancare le parole e avrei voglia di piangere di fronte alla falsità. Ma allo stesso tempo ho paura della verità e non faccio altro che ricercarla. Ma che sarà mai questa verità? Qual è la mia verità? Ha niente a che fare con la verità degli altri? Cos'è che mi rende simile e diversa da ogni altro individuo umano? C'è qualcosa che mi rende speciale? Il 90% dei miei coetanei adesso sta guardando Silvio Muccino - che nel suo film si è trasformato proprio in un figo, diciamolo pure ._. - mentre io mi incazzo su cavilli pseudo-filosofici e oscillo tra Morgan/Jeff Buckley/i Baustelle/Leonard Cohen. Datemi anche una pistolina tipo quella che c'era al fondo l'altro giorno (però senza il bollino rosso!) e direi che non mi manca più niente :D.
Bene, concludo e torno a suonare il Cielo d'Irlanda, dato che non mi riesce ancora l'arrangiamento che mi ha suggerito ieri Gianni.
E dopo aver scoperto che le barrette ai cereali e cioccolato sono arrapanti per i professori di scienze e i professori di storia e filosofia girano sugli autobus delle gite con i cappellini della Pinko, beh direi che posso anche andare a spararmi! :D
No davvero, io la devo smettere di ridere così dei miei unici due professori uomini. Mi sembra che il mio Q.I. in questo modo si abbassi ogni giorno di più XD. La discussione con Sofi Giuli e Viola ieri in cortile era:"Ma quale dei due è meglio?!" e la conclusione è stata che quello di scienze dev'essere un gran porco ma è un uomo affascinante e invece quello di storia e filosofia è proprio bello però un po' tonno. Siamo delle deviate, sìsì XD
Ascolto Hallelujah di Leonard Cohen nella versione di Jeff Buckley tremila volta al giorno e non ne ho mai abbastanza. Ho voglia di piangere e invece mi limito a guardare Dr. House. Ho dei calzini con baby Pluto per neonati con l'antiscivolo che sono una meraviglia e il mio nanetto nero da 8GB è un cucciolino lì dentro. Ah, mi sono anche innamorata di Socrate e vorrei che la filosofia potesse essere il mio mestiere sebbene ormai non possa che vedermi bene soltanto proiettata in quella professione.