
Ancora non ci credo. Mi sembra assurdo che dopo tutto questo tempo sia arrivata the very end. Sìsì, fa proprio uno strano effetto essere seduta qui dopo una settimana in cui non ho fatto altro e per la prima volta non chiedermi:"Che cosa succederà dopo? Quanto dovrò aspettare per saperlo?". Stavolta è davvero finita, e la Rowling rimane sempre la Rowling.
Se non si fosse capito, due ore fa ho finito di leggere Harry Potter and the Deathly Hallows e sono semplicemente sconvolta. Alla fine un po' mi ha deluso, in alcuni parti non c'era niente della cara e vecchia Rowling, ma alcuni capitoli sono semplicemente magnifici, con tutta la tensione emotiva che poteva metterci dentro, quella donnina britannica. Io tifavo per la doppia morte a dir la verità, però l'happy ending alla fine è stato devastante e anche io che sono Miss Io-non-piango sono rimasta dieci minuti a fissare il libro con gli occhi lucidi. Sì, insomma, Harry Potter è il solito fortunato e per me nessuno sarà mai come Dumbledore o come Sirius (o come la stessa Hermione) e l'epilogo proprio non si poteva leggere per quanto zucchero c'era stato soffiato sopra - un po' come tutto il libro a dir la verità - però, beh, ci si può pur passare sopra quando stiamo parlando del libro conclusivo di una serie come questa. Non esiste niente come questo, e sarà colpa dell'attesa che si era fatta ormai insostenibile, sarà che ormai a questo giovane tizio con la cicatrice a forma di fulmine sulla fronte mi ci sono affezionata, ma vedere tutti i nodi sciolti in una volta sola, tutti i personaggi che rivelano la propria identità una volta per tutte, tutte le risposte che per sei volte non erano state trovate, è proprio bello. La Rowling sembra proprio una burattinaia, e le riesce anche bene. Non c'è che dire, dopo oggi Malfoy e Snape sono del tutto rivalutati, e Hogwarts mi pare di conoscerla e mi sembra quasi che sia anche la mia scuola.
«[...]. Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare ei legami"... [...] Tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo».
«Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato...».
[...] «La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...».
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore, addomesticami...».
[...]
«Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...»
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti».
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata. E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. [...]»
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «...piangerò».
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
«E' vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!» disse il piccolo principe.
«E' certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano».
Antoine De Saint-Exupéry - Il piccolo principe
L'essenziale è invisibile agli occhi.