
Sono tornata. Sono a casa dal quindici (sì insomma, dalla notte tra il quattordici e il quindici) e non capisco che ci faccio. Al momento non mi va di fare il post sulla California, di descrivere quei posti incantevoli, di parlare di San Francisco mia adorata o di Los Angeles. Non mi va perché sono in piena fase pseudo-depressiva causa fuso orario, causa notti insonni a rigirarmi nel letto pensando a sette mesi fa e volendo sprofondare giùgiùgiù perché errori irrimediabili fatti al freddo di Gennaio non si cancellano più. Quindi no, non mi pare il caso di scrivere di quei posti divini in questo stato.
Piuttosto, volendo scrivere qualcosa ma non volendo parlar di me, ho pensato di parlare di uno strano fenomeno che mi sembra piuttosto diffuso, ma che non riesco proprio a comprendere fino in fondo.
Sto parlando della Tokio Hotel-mania.
Allora, premettendo che questo post vuole essere soltanto un commento a questo gruppo, senza elogi e senza particolari critiche/offese, devo ammettere che la prima volta che ho visto questi quattro ragazzI tedeschi - tra le altre cose giovanissimi, di età tra i venti e i diciotto anni - ho pensato "Oh no, un'altra band pseudo rock/gothic/nonsochealtro, con per di più unA cantante fèscion col trucco pesante!". La vera curiosità è venuta quando la Robertì mentre camminavamo un giorno mi fa:"Ma secondo te il cantante dei Tokio Hotel (hai presente vero?, con me non si sa mai se conosco gli ultimi ritrovati di Mtv ndAle) è un ragazzo o una ragazza?". Immaginatevi la mia faccia quando è arrivata la rivelazione che si chiamava Bill. Assicuratami dell'identità del suddetto cantante, mi è sorta subito una domanda, forse la più spontanea che poteva sorgere, e cioè il perché hanno così tanto successo, e sembrano piacere così tanto alle più giovani - fascia di età che farei rientrare tra i quindici/sedici e gli undici. Prima di mettermi a scrivere questo post, mi sono preoccupata di ascoltare diverse loro canzoni (e ho guardato anche qualche intervista e live, tanto non per parlare senza sapere), e devo ammettere che alcuni brani sono piuttosto orecchiabili, non voglio dire belli, ma se non altro per niente da disprezzare, nonostante non presentino grandi alterazioni o variazioni sulla classica scala di Do Maggiore. Anche qualche live non è male. E fin qui niente da obiettare. Quello che più sconvolge, a mio parere, è l'attrattiva che esercita Bill Kaulitz sulle fans: al di là della sua vera identità sessuale, l'aspetto e gli atteggiamenti non sono propriamenti quelli di un viril maschio. Cos'è esattamente che risveglia in tante giovanissime questa attrazione verso l'ambiguo? Non saprei rispondere. Tra l'altro l'ambiguità pare essere una costante del gruppo tedesco, che non mi appare granché deciso nemmeno dal punto di vista della corrente musicale a cui vogliono appartenere: un cantante gothic, un chitarrista hip-hop, un bassista grunge e un batterista che non saprei definire. E per quanto l'immagine nella musica possa non contare, di certo le continue apparizioni su giornalini ignobili in cui si parla dei loro primi baci e roba del genere non aiutano a fare di loro qualcosa di molto dissimile da una boyband.
Di fronte alla loro età anagrafica però mi riesce impossibile non vedere in loro soltanto dei giovani a cui piace la musica e travolti da un successo inaspettato al quale - e con tutte le ragioni - non voglio sottrarsi.
Insomma, 0 punti alla Tokio Hotel-mania, per questa strana piega fèscion e perversa che ha preso, che mi risulterebbe insopportabile anche per il solo fatto che Tom Kaulitz suona una Gibson.
Non me la sento però di bocciare i Tokio Hotel, perché l'idea che mi son fatta è che, con un po' più di tecnica e di esperienza, e soprattutto smettendo di essere un prodotto commerciale, possano dimostrare di saperci fare con la musica.
Nel frattempo io me ne vado ad ascoltare i Muse.